sabato 23 giugno 2012

Quale legge Regionale per Software Libero ed Open Data?

Lunedì 25 Giugno si terrà qui a Matera questo convegno:



Arrivare ad organizzarlo ci è costato parecchio.
In tempo, energia e pazienza.
Non ne sono sicurissimo, ma credo che questo sia il primo convegno del genere in Basilicata.
Un consigliere regionale ed un senatore che sono decisi ad abbracciare la causa del software libero e degli open data non sono propriamente merce comune nell'Italia del 2012.
Ed è di persone così che abbiamo bisogno.
Perchè una buona legge può essere scritta ed ispirata dalla Comunità che si è formata organizzando i 5 Linux Day materani, ma deve essere approvata da una maggioranza politica.
Certo, prendo atto che, secondo taluni, una legge regionale - nazionale su software libero ed open data si dovrebbe materializzare nei codici per Grazia di Dio senza dover passare per le assemblee legislative, pazienza, un ostacolo in più sulla via dell'abbandono delle licenze commerciali e del relativo sperpero di denaro e competenze di giovani lucani.
Supereremo anche questo.
Ora, il mio invito a partecipare al convegno è ovvio, meno ovvio è l'invito a considerare questo evento solo come la fine di una fase (quella dei Linux Day, per intenderci) e l'inizio di un'altra: quella dell'applicazione pratica.
Il Linux Day è solo un giocattolo, una festa per nerd e geek se non porta a risultati pratici rilevanti:
Abbiamo bisogno di una legge.
Abbiamo bisogno di una legge completa, innovativa, con un duplice ambito e con un duplice obiettivo:
Software Libero ed Open Data assieme per un obiettivo di Libertà Civile e Ricaduta Economica.
Abbiamo disperatamente bisogno di reinvestire le nostre risorse economiche e di lavoro nel territorio.
E abbiamo disperatamente bisogno di difendere la Libertà Politica gravemente minacciata da monopoli di potere economico.

Aiutateci a cambiare il Paese 
per non dover cambiare Paese



Per non venir meno alla mia tradizionale logorrea, qui di seguito allego una specie di "appendice" contenente un riassunto sommario delle mie conoscenze e della mia posizione politica con cui entro nel convegno scritto per lettori completamente digiuni della materia. Spero bene di uscire dal convegno con conoscenze ed opinioni differenti.
Buona Lettura:

Per Software Libero si intende, tecnicamente, un programma di cui è pubblicamente disponibile il codice sorgente, ossia che ogni utente può:



  • Eseguire
  • Studiare e modificare
  • Copiare
  • Migliorare ridistribuendo pubblicamente le migliorie apportate





Quelle qui sopra esposte sono definite come le 4 libertà del Software Libero.
Invece, nel sentire ‘comune’ per software libero si intende prima di tutto Linux, che descriverò dopo e poi si intende una famiglia di programmi gratuiti alternativi a quelli proprietari a pagamento.
In genere, i programmi liberi sono gratuiti e dotati di un controllo di qualità del tutto paragonabile a quelli commerciali.
Come esempio classico ci riferiamo al programma libreoffice nel raffronto con l’universalmente noto Office ma tali considerazioni sono estendibili a tutti i programmi di uso comune.
Libreoffice è una suite di produttività del tutto paragonabile a Microsoft Office, ma è gratuita e supporta sia i formati proprietari che quelli aperti. Inoltre, è multipiattaforma, ossia esiste per Windows, per Mac e anche per Linux.
Se Office può costare tra i 250 ed i 1000 € a seconda della versione, Libreoffice è gratis.
Due parole, quindi,  sull’appena nominato e famigerato Linux.
Linux non è un unico programma, bensì è una famiglia di sistemi operativi (come Microsoft Windows o Mac Os X) che rispetta le specifiche de software libero.
E’ un sistema operativo gratuito, immune ai virus di windows, leggerissimo (funziona su PC vecchi anche di 10 15 anni anche con le ultime versioni, un po’ come se Windows 8 funzionasse su un PC del 2000 ) e scalabile: funziona sui servers come sui pc e sui cellulari ma anche i router adsl che abbiamo a casa.
Linux è il sistema operativo di Internet: su Linux girano le relative infrastrutture e la stragrande maggioranza dei siti web.
I cellulari android funzionano con Linux.
Il router telecom o fastweb che abbiamo a casa funzionano con linux.
I navigatori satellitari funzionano con Linux.
I siti web funzionano con linux.
I supercomputers dell’Istat o del CERN funzionano con Linux.
Linux è diffuso ovunque ma non come potrebbe e dovrebbe sui PC delle case e degli uffici.
Un PC equipaggiato con Linux si blocca assai meno di un PC equipaggiato con Windows per ragioni tecniche che non sto qui a spiegare
Inoltre, con Linux, posso far funzionare in maniera sicura, veloce e gratuita un PC per almeno 10 - 15 anni contro i 3 -5 per cui sono ‘pensati’ per funzionare bene i PC basati su Windows, legati al ciclo di rilasci ‘obbligatori’ della Microsoft.
Il bello è che non è necessario abbandonare windows in maniera ideologica per migrare convenientemente al software libero dato che gli applicativi di Linux esistono quasi tutti anche per Windows, cosa che semplifica ed accelera la migrazione: se ho comprato un pc con windows e ho pagato tutte le licenze non devo mica buttarle via, conserverò Windows ed Office aggiungendovi Libreoffice, smetterò, però, di comprare windows e faccio la migrazione sul nuovo. Poi, quando i pc con windows saranno invecchiati un po’, invece di buttarlo e comprare un nuovo pc con windows ci metto su linux e resuscito il vecchio pc come se fosse nuovo.
Esempio pratico: Comune di Matera che ha 300 PC.
Se ne cambiasse solo 30 all’anno (mia affermazione arbitraria in quanto non sono riuscito ad ottenere alcun dato in merito nè dagli impiegati nè dal bilancio) in modo da vivere un ciclo decennale, possiamo ragionare su numeri di questa entità:



  • Soluzione “Proprietaria”: 1500€ per PC con in più canoni di abbonamento annui per servizi software vari come gli antivirus, costi nascosti per virus, blocchi di sitema ecc
  • Soluzione Linux o Windows con software open source: 500€ per PC senza antivirus se con Linux e senza i problemi di cui sopra.



Si tratta di 30mila € all’anno di risparmio... E di questi 30mila € una parte sono effettivi, un’altra va de facto reinvestita in formazione a cura di personale locale e migliori criteri dei canoni di assistenza. Nel caso “Proprietario” il comune spende un sacco di soldi (che vanno quasi tutti all’estero mentre alle imprese fornitrici materane resta meno del 10%) mentre nel caso “Software Libero” il comune non solo spenderebbe un po’ meno, ma, in termini assoluti, spenderebbe di più in risorse che restano alle imprese locali.
Ossia, conviene anche alle imprese che la Pubblica Amministrazione usi linux perchè se prima incassavano 100 di cui 90 di costi ora incasseranno, ad esempio, 70 di cui solo 30 di costi.
Quindi il Software Libero non è solo “Risparmio sui costi di licenza”
è anche:



  • Aumento dell’occupazione Locale.
  • Sviluppo di imprese che fanno in locale il lavoro che fa Microsoft dagli USA.
  • minor produzione di rottami hardware dato che i PC durano almeno il doppio.
  • Maggiore efficienza della rete e dei servizi per il cittadino dato che i PC non si bloccano e non sono soggetti ai virus.
  • Maggiore sicurezza informatica.
  • Indipendenza dalle scelte pro domo sua delle multinazionali straniere.




Per Open Data, invece, si intende una dualità di significato:


  • una tipologia di dati liberamente accessibili al pubblico.



  • un formato di dati definito e gestito da un ente di standardizzazione non  soggetto a limitazioni e restrizioni legali per il suo utilizzo.





I Dati in possesso della Pubblica Amministrazione sono dei tipi più disparati:
Documenti di testo e fogli elettronici, dati geografici e geologici, dati sanitari, tutti ricavati col denaro del contribuente.
Pertanto, tali dati non possono essere negati ai cittadini per le proprie attività.
Inoltre, se i dati sono stati immagazzinati in un formato proprietario, non sono più di esclusiva proprietà, nei fatti, della Pubblica Amministrazione, cioè dei Cittadini, bensì sono soggetti ai diktat commerciali delle case di produzione del software proprietario che possono costringere le Pubbliche Amministrazioni ad onerose spese di stampo neocolonialista, in quanto è la ditta straniera produttrice del software ad imporre i cicli di migrazione dello stesso.
Ci sarà spesso capitato, inoltre, di non riuscire ad aprire un file creato con una versione precedente o successiva del software proprietario che stiamo usando.
Esempio pratico: con office 2003 non è possibile aprire i file di office 2007.
Quindi, va distinto l’uso del formato dati proprietario da quello di dato della Pubblica Amministrazione da mantenere segreto (dati sanitari dei pazienti per esempio) o da pubblicare.
Per esempio, un modello di domanda per un servizio pubblico è un dato aperto, ma può essere scritta in .doc, notoriamente il formato proprietario di Microsoft dei documenti di testo.
Noi, invece, ad esempio, intendiamo per Open Data che:



  1. il modello di domanda sia disponibile in tempo reale sul web
  2. sia scritto non in .doc, formato proprietario, ma in odt, formato aperto



Lo stesso ragionamento va applicato a tutti (o quasi) i dati della Pubblica Amministrazione. Devono essere disponibili online ed in formati aperti. In altre parole, io non devo costringere il cittadino ad acquistare Office o  a piratarlo, commettendo un reato penale, per compilare una domanda.
Nè posso acquistare da una società, ad esempio, un servizio di ortofotogrammetria di un territorio regionale senza rendere disponibile quelle ortofoto ai contribuenti che le hanno pagate nè renderle disponibili in formati proprietari o mediante procedure macchinose.
Perchè Office posso acquistarlo, costa qualche centinaio di €. Invece, per leggere i dati geografici i costi salgono di un paio di ordini di grandezza usando software proprietario.
Dal punto di vista della trasparenza, del rispoetto dei diritti del cittadino, del concetto di “Bene Pubblico”, gli Open Data sono anche più rilevanti del Software Libero.
Anche gli Open Data generano lavoro e sviluppo.
Esempio a caso: mettiamo che io voglia creare una applicazione turistica su Matera per cellulari. Se i dati geografici di Matera fossero aperti nel senso qui descritto io potrei usarli per creare lavoro. Se invece il comune coi soldi pubblici acquistasse tali dati geografici e se li tenesse nel cassetto e/o con formati proprietari tale opportunità non sarebbe possibile.
Ecco perchè è cruciale che la Normativa Regionale in progetto non lasci le cose a metà occupandosi dell’uno o dell’altro elemento ma integrandoli in un’unica ottica di progresso sociale, economico e tecnologico.





Gli obiettivi della Legge che vogliamo realizzare (ovviamente non incisi nella pietra):



La norma deve consentirci di conseguire i seguenti obiettivi pratici:



  1. Forte ridimensionamento della spesa per licenze software proprietarie e relativo ciclo dell’Hardware (risparmio)
  2. Presa di coscienza delle implicazioni dell’uso di software proprietario (informazione e conoscenza)
  3. Reinvestimento dei risparmi in lavoro. (occupazione)
  4. Aumento dell’efficienza dei Sistemi IT Regionali e di tutte le infrastrutture collegtate
  5. Aumento della Sicurezza dei Sistemi IT Regionali e di tutte le infrastrutture collegtate
  6. Creazione di un portale opendata.basilicatanet.it contenente in maniera accessibile tutti i dati amministrativi e geografici del patrimonio regionale in formato aperto
  7. La Regione deve interagire coi cittadini e con le altre P.A. usando solo formati aperti
  8. Indipendenza delle P.A. locali dalle decisoni commerciali delle multinazionali straniere
  9. Creazione di un meccanismo virtuoso di incentivo alla migrazione di tutti gli altri enti locali
  10. Definizione di tempi, modi e risorse per l’implementazione di quanto qui scritto




martedì 29 maggio 2012

Il mio intervento alla Direzione del PD Materano del 28 Maggio 2012


Non mi è possibile trascrivere qui qui alla lettera il mio intervento di ieri sera alla Direzione del Partito Democratico Materano dedicata al Bilancio comunale.
Vero è che se fosse per me tutti gli eventi di tal fatta sarebbero trasmessi in streaming e ritrasmessi su youtube, ma ci vuole un po’ per certe innovazioni.
Quindi, vi dovrete accontentare non di un riassunto, bensì di una più corposa esplicitazione del mio pensiero di ieri.
Infatti, ho scoperto di essere più chiaro e coinciso parlando che scrivendo.
Ma torniamo a noi.
La situazione è nota: mancano 6 milioni di € al bilancio comunale a causa dei tagli dello Stato Centrale
Solo parzialmente compensati dall’IMU: lo Stato, con l’IMU, si porterà a Roma molto più di quello che ha tagliato, alla faccia del federalismo fiscale.
Tranquillizzatevi, non è questa la sede per un ragionamento complessivo sull’economia cittadina, ora davvero vengo al dunque.
Ecco il mio intervento (metto in corsivo le frasi che sono ragionevolmente certo di aver pronunciato alla lettera):

Nel corso di quest’anno abbiamo tentato, nella Segreteria del Partito, di impostare un nuovo metodo di lavoro che ci consentisse di superare l’inaccettabile stato delle cose da un punto di vista politico.

Non ci siamo (ancora) riusciti.
Tuttavia, non possiamo più permetterci alcun temporeggiamento: se il metodo è lontano il merito delle cose incalza.
Ecco perchè è dal merito delle cose che dobbiamo ripartire.
E’ molto comodo fare investimenti ed innovazione quando il bilancio di un’Amministrazione è in espansione.
Lo è un po’ meno quando crolla.
Eppure, siamo chiamati proprio a questo.
Effettuare investimenti strategici ed innovazione ora, adesso, nel 2012 è possibile.
Faccio due esempi concreti.
Ho letto con attenzione il bilancio.
All’incirca è possibile calcolare quanto il comune spenda in elettricità.
Non è possibile, invece, sapere quanto l’amministrazione spenda in licenze software, denaro che va direttamente alle multinazionali straniere.
Sarebbe davvero utile avere questo dato e credo che sia imprescindibile calcolarlo.
Perchè, assieme a quello del consumo della corrente, ci consente di impostare questo ragionamento:
Migriamo al Software Libero subito ed installiamo tetti fotovoltaici subito su tutte le infrastrutture comunali compatibili.
E come?
Non è compito del Comune imporre patrimoniali.
Ma in una città come Matera è possibile recuperare risorse da un incremento dell’IMU su seconde, terze e plurime case, soprattutto se tale incremento è pensato e presentato in bilancio ed all’opinione pubblica come tassa di scopo:

  • Migrare al software libero con tutte le implicazioni del caso che non sto qui a ripetere per la ventesima volta.
  • Costruire gli impianti fotovoltaici e risparmiare praticamente per sempre grosse cifre su spese altrimenti incomprimibili.

Non stiamo parlando di grosse cifre, ma dobbiamo assolutamente agire subito.
Potrebbe persino essere sufficiente riuscire a dedicare un paio di centinaia di € per edificio comunale e sorteggiare tra i professionisti l’assegnazione dei relativi studi di fattibilità per poi procedere con la Società Elettrica Lucana più speditamente se non ci fosse la possibilità di realizzare in proprio gli impianti.
Ho apprezzato, nelle precedenti riunioni, la volontà di costruire un bilancio partecipato.
Apprezzo un po’ meno il non essere riusciti a realizzare questa volontà.
Siamo ancora in tempo per questo.
Un’ultima questione: il Teatro dei Sassi Occupato.
Lo so, molti di voi forse non sanno di cosa stia parlando ed anche io so poco. Non so chi siano precisamente gli occupanti dell’edificio.
So solo che la precedente amministrazione di Destra sfrattò il teatro dei sassi da lì e poi abbandonò la struttura al degrado.
Ora, non sto dicendo che l’azione di occupazione sia meritoria o meno, invito invece Partito e Sindaco a sfruttare l’occasione per studiare con attenzione la questione della gestione degli spazi giovanili.
Che questo sia un episodio utile ad aprire un dibattito sull’uso dei tanti locali comunali abbandonati al degrado.
Esiste un fertilissimo terreno di associazionismo civico che va assolutamente sostenuto e non ostacolato dato che i locali ci sono e questo vale per tutte le associazioni di volontariato, a partire dagli Scout.
E spero che questa amministrazione non segua l’esempio di quella di Pisapia.
Se dei giovani materani si sono mossi occorre sfruttare per il meglio il loro slancio ed è compito nostro aprire il dialogo.
Ho concluso, grazie.

giovedì 19 aprile 2012

La Solitudine del Militante


E' da un po' che rimando la pubblicazione di queste mie riflessioni.
Rimando perchè la situazione politica sembra in continua involuzione e faccio fatica a centrare il bersaglio delle mie considerazioni.
Scrivo, ma manco sempre il punto, che si è regolarmente spostato in peggio.
Dagli scandali e dalle catastrofiche decisioni prese a livello nazionale.
Quello che mi sconcerta non è assolutamente l'ascesa di Grillo.
Voglio dire: in Italia si prendono fior di voti esternando omofobia, qualche sprazzo di xenofobia, contraddizioni ed espulsioni di liberi militanti e tanto tanto tanto bacchettamagicismo.
Poi, però, la passione civile di gran parte dei militanti a 5 stelle è fuori discussione ed è completamente ammirevole, non è certo colpa loro se si trovano a seguire un comico che ogni tanto deborda nel Borghezio style. 
La cosa sconcertante è il silenzio di tutti i livelli del Partito Democratico.
Meglio il silenzio che certe affermazioni, direte voi.
Fino ad un certo punto, ribadisco io.
C'è sempre la speranza che le cavolate dette  portino alla caduta di certi personaggi.
Il Partito Democratico, inutile nasconderselo, a livello nazionale è in forte difficoltà, una balena arenata il cui primo problema sta nel continuare a credere di star ancora galleggiando in acque profonde seppur affollate di predatori.
Da queste parti i problemi mi coinvolgono direttamente ed a livello personale.
L'ultimo mese è trascorso nel limbo di un'assenza di notizie sul destino del PD Materano che mi lascia senza parole.
Dopo aver speso non poche energie nella Segreteria locale credevo almeno di avere il diritto di essere informato sullo status quo.
Non mi sto 'lamentando' del fatto che ad un mese dal Direttivo del 19 Marzo tutto taccia perchè la situazione generale è così grave da rendere superflui anche i paragoni retorici del caso.
Io non vorrei, in questa sede, parlare dell'Amministrazione Comunale, ma restare al tema del Partito.
Anzi.
Dei militanti del Partito.
Delle persone di Sinistra.




 


Ognuno resta nel suo intimo, come se si avesse paura di rivendicare con orgoglio la militanza coerente con idee e proposte pratiche 'di sinistra', come se si avesse paura di rispondere anche a muso duro, ad esempio, che i fondi per la mobilità sostenibile non si possono usare per costruire una tangenziale o che la raccolta differenziata va male perchè ci manca almeno il 50% delle risorse minime.
Quando si parla della situazione politica  è il fatalismo della catastrofe a farla da padrona: 


" Il Piddì crollerà, i grillini faranno man bassa ed il PDL rivincerà le elezioni".


Ecco, la profezia è già scritta e ci si affanna per realizzarla.
Se  non fosse per le circostanze economiche sarebbe un film già visto ai tempi della caduta di Prodi.
Durante la campagna elettorale del 2010 avevo l'impressione di far parte di un tentativo di riscatto, di rinnovamento, di essere un elemento di un progetto realistico, calcolato con cura per risolvere i problemi senza aspettative miracolistiche.
Ora mi sento un po' isolato, laggiù in trincea.
In altre parole: dove siete tutti?
Elettori, sostenitori, direttori e collaboratori?
Cosa state pensando?
O siete paralizzati dallo sguardo del cobra, la catastrofe della stessa portata di quella di novant'anni fa, stessa spiaggia stesso mare?
No, perchè, io, invece, paralizzato non mi sento affatto.
Se per la politica non ho talento, con assoluta supponenza ne ho per cose come il Linux Day, ad esempio, per tacere dello Scoutismo a cui non posso più dedicarmi per esclusive motivazioni economiche.
Più modestamente, un certo talento per le cose politiche devo pur averlo, numeri elettorali alla mano.
A tutti piacerebbe che il PD avesse in TV gente che parla come Civati e nelle assemblee elettive persone efficienti come il team organizzativo di Materalinux.
Peccato che così non sia.
Ora, io non mi illudo assolutamente che raccontare quanto sia spiacevole la realtà smuova le cose: chi ha deciso che non glie ne frega niente di niente non cambierà certo idea, dopotutto ha tutte le sue buone ragioni per aver smesso di lottare nell'arena pubblica.
Nè mi illudo che la frammentata dirigenza del Partito possa, ormai, dar corso effettivo a qualsivoglia tentativo di rinnovamento.
Neppure per autoconservazione.
Ma ci tengo a testimoniare questo ennesimo Otto Settembre della nostra storia in cui le prime linee sono abbandonate più che dai generali dalle retrovie.
Io credo che sia arrivato il momento di lasciar cadere tutte le foglie di fico della ragionevolezza interna.
Tanto delle due l'una: o ci si da una mossa e chi non è in grado di portare avanti un progetto sensato si fa da parte (io per primo) o si verrà travolti semplicemente dall'inedia.
Anche per l'Italia è arrivato il tempo per tutti di misurare le cose in giorni e non in mesi.
Se questo Partito Democratico deve sopravvivere è bene che inizi a dare segni di vita quanto prima.
Nel frattempo, io spero di non smarrire la rotta e continuare a vivere facendo più cose di sinistra possibile.
Come oggi, come ieri.



giovedì 6 ottobre 2011

Nemmeno i nomi nei giornali


In Italia il lavoro uccide.
Uccide anche se torni a casa sano e salvo.
Uccide perchè non ti permette di sopravvivere.
Di metter su famiglia.
Di far figli.
Di coltivare l'umanità.
E, a volte, uccide e basta.
In questi momenti a cento chilometri da casa mia inizia un funerale, un funerale di quattro donne.
Ammazzate mentre lavoravano in condizioni di semischiavitù.
Per quattro Euro all'ora.
Di quelle donne ho fatto fatica a reperire i nomi.
Li scrivo qui, per risparmiarvi la fatica:

Antonella Zaza,
Giovanna Sardaro,
Matilde Doronzo,
e Tina, di cui non ho saputo trovare il cognome.

Vittime senza volto, sfigate pure a dover essere seppellite nel giorno in cui, dall'altra parte del Mondo, un uomo molto ricco muore di cancro al Pancreas dopo 7 anni di malattia.
Qui, il cancro al Pancreas uccide in tre mesi.
Oppure, ci pensa uno speculatore edilizio a seppellirti viva.
Eccola lì, l'Italia, sotto le macerie di Barletta.
Un altro modo di violare il corpo e l'anima delle donne.
Oggetti di piacere, carne da cannone.
Nessun limite alla fantasia.
Ed eccola lì, la cosiddetta Italia della rete, che piange un arcimiliardario autore del più chiuso e totalitario sistema proprietario, elegantemente efficiente per far soldi a spese di utenti in catene dorate.
Ma neppure una lacrima per le ragazze di Barletta, per le Operaie dell'Opificio, sì, avete letto bene: Opificio: quello che la maestra, alle elementari, mi diceva essere il nome della 'Fabbrica Ottocentesca'. Me lo ricordo bene, perchè ci aveva fatto studiare la differenza tra le barbariche condizioni di lavoro nell'800 e  quelle delle moderne fabbriche. Me lo ricordo ancora, sul sussidiario, l'operaio col camice che controlla il robot.
L'Opificio.
Cari internauti, stampatevi in testa  'sta parola, mentre piangete Jobs, tanto i nomi delle Operaie non è necessario ricordarli.
Perchè il vostro futuro, proprio grazie a queste 'dimenticanze', è nell'Opificio.
Non nel mondo della mela marcia.

mercoledì 28 settembre 2011

Maroni, il Leghista ( di ) Romano


Come potrà, d'ora in poi, il Ministro dell'Interno ( leghista ) Maroni relazionarsi con le forze dell'ordine che costituzionalmente dirige dopo aver contribuito a coprire il suo collega dell'Agricoltura accusato di Associazione Mafiosa in base ad indagini condotte dalle forze dell'ordine che  il Ministro dell'Interno ( leghista ) Maroni, costituzionalmente, dirige, è più di uno scioglilingua.
La parola "leghista", sinonimo di contraddizione ontologica, logica e morale, non basta a spiegarlo.
Dinnanzi ai nostri stessi occhi, guardie e ladri si spartiscono le nostre spoglie.
L'Odio è spreco per costoro, spreco di forza, spreco di Vita.
Andiamo, la tenebra è impaziente.

sabato 3 settembre 2011

Mistero della Fede


Il Cassonetto della raccolta differenziata della carta è pieno già tre giorni dopo averlo visto svuotare. Seccante.
Viene naturale inveire contro l'Amministrazione e dirsi che sono degli incapaci.
E che se la ditta è inadempiente magari li si può cacciare.
E, questo, solo se si è particolarmente ben disposti verso i nostri eroi asserragliati nel Palazzo.
Infatti, il comune sentire e pensare è senz'altro ben peggiore.
Poi, dato che fai parte della Segreteria del Partito Democratico cerchi di fare il piccolo Assange dei poveri e  di metter su una specie di Materaleaks ( marchio registrato ).
E tenti disperatamente di informarti.
Di capire il perchè ed il percome.
Ma, come spesso accade, non c'è bisogno di trasformarsi in 007.
Con pervicacia e calma basta domandare e ridomandare.
E ancora domandare.
La reticenza, il muro di gomma, ti fanno temere il peggio:
" Se qui tacciono vuol dire che stiamo davvero combinando casini a non finire".
Poi, piano piano, arrivano un po' di risposte.
Qualche amara verità viene a galla.
E resti di stucco.
La ditta appaltatrice è obbligata dal contratto in essere a svuotare quel cassonetto ogni 15 giorni 15 e solo grazie al lavoro dell'Amministrazione si riesce a svuotarli ogni settimana. E che l'Amministrazione è conscia che il valore minimo sarebbe due volte a settimana.
E che se in qualcosa la Ditta è inadempiente in altro ci viene incontro.
E che non è affatto vero che sia una banalità 'mandarli via': si rischia una mezza bancarotta e mesi di rifiuti accumulati per strada stile Napoli.
E che, in sostanza, dato l'appalto ereditato, bloccato, da 3 Milioni di Euro  ( invece che da 5-6 come sarebbe stato, come dire, il caso ), è un mezzo miracolo che nelle condizioni di Napoli non ci siamo già.
Ma non è di questo che voglio parlare, oggi.
Aggiungiamo qualche altro esempio.
Salvo miracoli, nel senso letterale del termine, il Primo Gennaio 2012 Matera avrà a disposizione circa 7 milioni e mezzo di Euro in meno del Primo Gennaio 2010.
Su un bilancio iniziale di una quarantina di milioni.
Ad oggi sembra un segreto ben custodito.
Scommettete cosa succederà quest'inverno su chi sarà ritenuto 'colpevole' del taglio dei servizi?
Per non parlare del caso "Alberi di La Nera" su cui non mi pronuncio ignorando materialmente gli aspetti legali della questione ma che ha visto una serie di violentissimi attacchi praticamente subiti in maniera gandiana dall'Amministrazione.
E seppure fosse stato preso un provvedimento discutibile perchè non si è resa pubblica una linea, criticabile finchè si vuole, ma una linea che sia una?
O della recente querelle sul web riguardo più gli ottoni che i dobloni.
Ma ci volete spiegare perchè tacete?
Perchè siete reticenti soprattutto quando avete 'ragione' da vendere?
Perchè consentite che problemi grossi quanto la Gravina causati da terzi ( i rifiuti o i prossimi tagli di bilancio, ad esempio ) vi siano addebitati in maniera esclusiva ed anche infamante?
Perchè i meccanismi della comunicazione sono così inefficaci?
Perchè si sta su Facebook, ad esempio, sfruttando lo strumento in maniera al meglio autolesionistica?
Ho suggerito l'esempio di Emiliano: certo, lui a volte 'vince' e a volte 'perde', ma non solo mantiene un contatto diretto con i cittadini, ma, banalmente, a volte 'vince'. Qui si gioca solo a perdere!
E' per mancanza di tempo o perchè è diffusa ormai endemica l'arte del comando al posto di quella del governo?
O per semplice sottovalutazione colposa delle catastrofiche implicazioni di una simile linea di condotta?
Mistero.
Appunto, della Fede.
Fiducia, ancora, ce n'è.
La Fede, invece, è cosa diversa.