mercoledì 13 ottobre 2010

Linux Day 2010 anche a Matera


Il Linux Day è una manifestazione nazionale articolata in eventi locali che ha lo scopo di promuovere Linux e la cultura del software libero. Il Linux Day è promosso da ILS (Italian Linux Society) e organizzato localmente dai LUG italiani e dagli altri gruppi che condividono le finalità della manifestazione.
Per il quarto anno consecutivo anche a Matera si svolgerà il Linux Day con tema: “ Investiamo in Oro Grigio “, per dare attenzione alle tematiche educative ed al mondo della scuola.
La manifestazione si svolgerà Sabato 23 Ottobre dalle 17 alle 21 circa presso la sede dell'associazione Sui Generis in Via delle Beccherie.
Siete tutti invitati a partecipare, con particolare riferimento ai seminari dedicati al Software Libero per le Pubbliche Amministrazioni e la Scuola che si terranno a partire dalle 18:00.

martedì 7 settembre 2010

Non è mai finita.

La rabbia che ti colpisce al mattino, ascoltando la rassegna stampa di Radio Tre, mentre vai a lavorare lontano dalla tua città, è' una rabbia che non puoi sfogare.
Hanno ammazzato un uomo che faceva il suo dovere, che difendeva la sua terra dal cemento, che portava ricchezza all'ombra degli alberi risparmiati dalle ruspe, che nella Legge aveva tracciato un sentiero di possibile prosperità anche nel Sud, anche in Campania, anche in terra di Mafia. Lascio alle parole di Libera un commiato più adeguato ed a quelle di Saviano l'analisi rabbiosa e puntuale degli eventi. A me non resta che registrare un altro nome, annotare l'indifferenza del governo ed anche, con vergogna, quello del Partito Democratico di cui Angelo era militante. 
Tanto per non smentirci.
Per quello che vale, la base del PD, invece, si indigna e ne PARLA. E continua ad occuparsi della propria città, perchè la morte di Angelo Vassallo riguarda Matera e tutti noi.

mercoledì 25 agosto 2010

Delocalizzazione e Desertificazione

Quattro anni fa, quando acquistai la mia prima auto, avevo intenzione di comprarmi una punto. Purtroppo, la punto ( classic ) costava € 1500,00 in più rispetto alla fiesta ( nuova ) e non ci fu storia.
Come possa, un'auto progettata in Germania e costruita in Gran Bretagna, costare € 1500,00 in meno della punto ( classic ), dati i recenti avvenimenti, non è più proprio un mistero.
Nelle ultime settimane, il dibattito attorno al Lavoro, incarnato nelle scelte strategiche della Fiat, icona dell'italica industria, sta superando per intensità quello attorno alla crisi del PDL.
E vorrei ben vedere.
Non vi annoierò certo ripetendo le analisi più o meno condivisibili e sicuramente variegate di gente ben più autorevole nè pretendo di descrivere il mio pensiero partendo dalla storia di Adamo ed Eva.
Un paio di cosette ci tengo a sottolinearle:
  1. non c'è niente di male a voler delocalizzare la produzione, purchè non ci si aspetti di vendere automobili ai disoccupati ed ai cassintegrati prodotti dalla stessa delocalizzazione
  2.  violare le regole del gioco porta, ineluttabilmente, alla fine del gioco.
La dirigenza Fiat, legittimamente, persegue il profitto aziendale e, ultimamente, lo fa assai meglio che in passato. I successi americani ne sono testimonianza.
Per carità di patria non approfondiamo il tema del fare impresa coi soldi (pubblici ) degli altri, ma tant'è...
Ora, però, le condizioni sono globalmente mutate non solo rispetto agli anni '70, ma anche rispetto a dieci anni fa.
Non mi riferisco alla globalizzazione, questo è ormai un fenomeno acquisito.
Mi riferisco allo stato del Paese Italia.
Che è sul baratro.
Strappar via altre fonti di reddito al Paese sta diventando palesemente suicida:
le macchine si comprano col denaro e se il denaro manca... Niente più auto.
Si vorrebbe un patto chiaro ed unitario con tutti i sindacati per fare investimenti, beh, a me sembra ragionevole, ( come mi sembra irragionevole pretendere le condizioni di Pomigliano, stateci voi 8 ore senza pisciare et similia ) ma non vedo cosa c'entri col punto precedente: o i consumatori hanno un reddito sufficiente o non consumano. Quindi, cara dirigenza Fiat, scindiamo il problema della produttività da quello degli effetti suicidi della delocalizzazione estrema: sarei molto sorpreso se ogni cassintegrato Fiat implicasse meno di 100 altre vittime sparse lungo la catena alimentare del lavoro espulse in conseguenza dal bacino clienti del mercato automobilistico. Inoltre, il gioco è perso in partenza: aevoglia a delocalizzare in Serbia, voglio proprio vedere come pensa, la Fiat, di battere la concorrenza asiatica sul suo stesso terreno, quello del basso costo del lavoro.
E poi, violare le regole di base nel paese del cattivo esempio, non porta bene: in un paese in cui prevalere nella lite pubblica è assai più importante del risolvere il relativo problema si rischia di innescare spirali retrograde di cui non si sente proprio il bisogno.
Morale della favola: se avessi 50000 Euro da spendere in auto non comprerei fiat, ma Mercedes o similia: davvero la Dirigenza Fiat spera che per ogni macchina invenduta in Italia causa sue politiche del lavoro riuscirà a venderne 2 in Germania?
Se avessi 10000 Euro da spendere in auto, a questo punto, non comprerei Fiat ( anche perchè non mi basterebbero ): comprerei una marca asiatica e avrei fatto un doppio affare: risparmiato il 40% senza neppure aver danneggiato la morente economia Patria, dato che la Fiat produce all'estero.
Vuoi vedere che comprare auto straniere diventerà, alla fine, anche un gesto Patriottico?
Forse un passettino indietro potrebbe essere un'idea, anche per rivalutare un poco il quadro complessivo della situazione: perchè potrebbe anche essere che conti floridi nei prossimi 2-3 anni mentre il resto del paese affonda non siano un bel viatico di longevità aziendale...