domenica 9 gennaio 2011

Nucleare? Certo, per far esplodere l'astronave madre aliena... e BASTA!!!


Trovo oscillante tra l'incredibile ed il criminoso il tentativo di riportare in vita in Italia il nucleare civile.
Anticipo subito che la mia affermazione non è ideologica: gli Stati Uniti, ad esempio, sono una nazione che potrebbe vantaggiosamente, secondo me, utilizzare favorevolmente tale forma di energia. Non dico che se fossi il presidente USA lo farei, dico solo che gli USA potrebbero ragionevolmente optare per il nucleare civile.
Noi, no.
Perchè?
Stiamo ai fatti ed ai numeri, quindi facciamo anche finta che una centrale nucleare progettata e costruita oggi sia immune da rischi di incidente alla Chernobyl o peggio.
Cos'hanno gli USA che noi non abbiamo?
Tecnologia: la tecnologia per costruire reattori nucleari si basa su brevetti praticamente esclusivamente in possesso di multinazionali ed agenzie federali USA. Non so stimare la percentuale, ma dato in 6 - 8 Miliardi di  € ( ad essere ottimisti ) il costo di una centrale elettronucleare, dubito che il conto in brevetti che dovremmo versare agli USA sia di qualche spicciolo. Si parla di milioni di €.
Ossia: in Italia non sappiamo costruire in proprio centrali elettronucleari e dobbiamo comprare gran parte della tecnologia dall'estero. Questo è vero nel 2010 come nel 1980: affermazioni del tipo " Eh, ma se avessimo potuto continuare la ricerca che ci è stata bloccata dal referendum..." Sono ridicole più che offensive in un Paese che non fa ricerca affatto. Inoltre, il referendum di certo non bloccò la ricerca nucleare.
Esperienza.
Gli USA gestiscono da decenni centrali e reattori nucleari militari. 
Inoltre, hanno esperienza nella gestione della Sicurezza Nucleare a livelli a noi sconosciuti. 
Spazio:
Gli USA dispongono di vaste zone desertiche e geologicamente stabili in cui concentrare le scorie. Non sto dicendo che negli USA siano in vigore le giuste precauzioni, dico solo che nei vasti deserti del West lo spazio per stoccare le scorie almeno in teoria c'è. Da noi neanche a parlarne.
Disponibilità di Combustibile:
gli USA sono produttori di Uranio e comunque possono accedervi in maniera più semplice che l'Italia ( dal Canada, dal Congo... ). L'Italia non produce Uranio o altro materiale fissile. Le centrali a fissione funzionano grazie ad un minerale ( in esaurimento ), pertanto non sono da considerarsi energia rinnovabile.
Ossia: siamo comunque costretti ad importare petrolio ed importare gas, dovremo anche importare uranio: chi parla di nucleare come sistema per renderci indipendenti dall'estero mente sull'ovvio.
Ok, questo è il Paese che ha votato Berlusconi più volte, l'ovvio non è una caratteristica su cui far conto purtroppo.
Ecco perchè, secondo me, se gli USA volessero costruire una nuova generazione di reattori nucleari a fissione, ritengo che la loro scelta ( che non condivido affatto ) si poserebbe su basi concretamente ragionevoli: sanno come costruirle, come gestirle, dove costruirle ( hanno i giganteschi fiumi necessari al raffreddamento, noi si e no sul Po possiamo contare ) e dove stoccare, anche impropriamente, le scorie. Hanno, inoltre, il combustibile.
Noi, non abbiamo nulla di tutto ciò.
Passiamo ai costi.
Una centrale elettronucleare costa 8 Md € e dura vent'anni. I costi di gestione non sono noti e comunque dipendono dal prezzo del combustibile ( in ascesa costante ). Quelli di smaltimento non sono calcolabili in quanto ad oggi nessuno ha mai smaltito completamente  una centrale ( alcune migliaia di t di acciaiocemento radioattivi ).
Facciamo un esempio pratico per i miei concittadini: se domani qualcuno decidesse di mettere un bell'impianto sportivo al posto della Cementeria ( in un Parco Naturale magari non è una scelta tanto peregrina ), potrebbe fare i suoi calcoli e metter mano al portafoglio ed al piccone.
Se al posto della Cementeria ci fosse una centrale nucleare questa operazione non sarebbe possibile dato che nessuno, oggi, è in grado di ripristinare il suolo occupato da una centrale nucleare alle condizioni precedenti...
Con 8 Md di € si possono montare circa 2,700GW di picco di impianti fotovoltaici pari a 4 GWH annui prodotti. Facendo i conti col pallottoliere, significa che con 8 Md € fotovoltaici produco 80 GWH in 20 anni. Tutto dal Sole, senza perdite perchè produco dove consumo, senza consumare terreno perchè l'impianto è sul tetto: la superficie già cementificata del Bel Paese è più che sufficiente per ospitare i pannelli fotovoltaici necessari a soddisfare l'intero fabbisogno energetico nazionale:
L'Italia consuma ogni anno 340000 GWH all'anno. Per produrli tutti col fotovoltaico servirebbe installare 220 - 260 GW di picco di potenza fotovoltaica, ossia sarebbe necessario ricoprire poco più di 10000 ( ma meno di 20000 ) km quadrati di tetto... 
Il tutto calcolato con costi e rendimenti del 2010.
Vi ricordo che in Italia circa il 10% del territorio è edificato e parliamo di oltre 30000 Km quadrati di territorio già cementificato.
Io dico che il nostro fabbisogno energetico da fotovoltaico montato su tetti esistenti ci sta comodo, lì dentro...
Al prezzo delle 6 centrali previste, quindi, noi potremmo ottenere da Fratello Sole qualcosina come 16 GW di picco fotovoltaico, circa il 5% del nostro fabbisogno ad essere pessimisti al cubo: se l'ENEL lanciasse un'operazione simile credo che riuscirebbe almeno a raddoppiare tale cifra tra economie di scala e caduta del prezzo del pannello.
Il tutto alla bella cifra di 10 € cent per kWh fotovoltaico prodotto...
Il forum nucleare, come costo del kWh, nucleare fornisce cifre oscillanti tra 7 e 20 € cent... 
Dico, numeri loro...
Prendete i miei calcoli cum grano salis, anche perchè i dati sui costi del nucleare, al contrario di quelli sul fotovoltaico, sono contraddittori e piuttosto nascosti.
Aggiungete, però, il fatto che il prezzo del kWh solare è in costante discesa.
Ne vien fuori che l'energia nucleare, pur lasciando perdere le problematiche di cui sopra, costa ora forse un po' di meno dell'energia solare ma costerà senz'altro di più di quella solare nel giro di un paio di anni...
Dati i tempi in gioco il confronto, razionalmente parlando, è impietoso...
Una centrale nucleare la si costruisce in 5 anni, i singoli impianti fotovoltaici in pochi giorni.
Se, invece di spendere tali cifre in questa antieconomica follia si investisse in energia rinnovabile ( esiste anche l'eolico a darci una mano quando non c'è il sole ) si innescherebbe un meccanismo virtuoso che potrebbe davvero renderci indipendenti dalle fonti fissili per la produzione di elettricità nel giro di pochi lustri.
Certo, il Sole di notte non c'è.
Certo, il vento non sempre c'è.
Ma esiste l'idrogeno.
Esistono già dei sistemi che trasformano direttamente l'energia solare in idrogeno.
Nulla ci vieta di immagazzinare energia sotto forma di idrogeno prodotto via fotovoltaico di giorno per usarlo di notte, in caso di maltempo, nelle auto...
Già, le auto: una centrale nucleare non risolve il problema della benzina: il ciclo combinato fotovoltaico - idrogeno, invece, sì.
Certo, non nel 2020.
Ma intanto, nel 2020, un paese razionale, potrebbe aver già visto i suoi consumi di petrolio calare notevolmente grazie alle energie rinnovabili. Per allora saremo anche pronti per abbandonare la benzina.
Sempre che i nostri denari non se ne vadano nelle tasche dei soliti noti propugnatori di una tecnologia nucleare costosa ed insufficiente.
Beh, sono stato bravo: non ho sollevato nè lo spettro dell'incidente nè quello della mala gestione delle scorie. 
L'unico motivo per ricorrere al nucleare, secondo me, è per rendere credibili gli incredibili film di fantascienza alla "indipendence day" e smollare un megaton di potenza nell'hangar dell'astronave degli alieni invasori cattivi e tanto fessi da usare windows in modo che i nostri eroi possano infettare i loro computers e guadagnarsi l'accesso...
Per il resto attendiamo un reattore a fusione funzionante, prima, cari amici atomici, non tornate da queste parti, per favore...
Davvero, non è necessario affatto decidere contro il nucleare per paura. 
Basta farlo per povertà.
E per voglia di ricchezza.

venerdì 7 gennaio 2011

Caro Marchionne, io non La contrasto, io rilancio ( parte seconda )


L'innovazione che può ancora salvarci non è possibile che si riduca a copiare solo i pezzi delle ricette che più ci fanno comodo.
Un rilancio complessivo del Paese non è Sua esclusiva responsabilità, ovviamente. E' di Sua responsabilità la salvaguardia della FIAT.
Ma, un'azione che porti un biennio di vantaggi in borsa per Lei e poche centinaia di altri a discapito di milioni di italiani non è accettabile.
Industrie automobilistiche in attivo esistono.
Industrie che producono in occidente, dico.
La mia Ford Fiesta di 4 anni fa è progettata in Germania e costruita nel Regno Unito, ma mi è costata 1500 € in meno della Punto Classic...
Eppure, non mi sembra che tedeschi ed inglesi siano soggetti al regime da Lei proposto. 
Tutto il contrario.
Dobbiamo, poi, parlare, di Ferrari?
Ora, io non ho esperienza alcuna di amministrazione industriale, sarebbe presuntuoso da parte mia buttar lì un piano d'azione.
Ma un approccio strategico, date le varie circostanze relative alla mia professionalità ed alle varie competenze maturate posso permettermi di suggerirlo.
L'obiettivo strategico, per prima cosa.
Stabilirlo una volta per tutte.
Poi, rispondere alle domande: FIAT deve produrre in Italia?
Se la risposta è no la strada intrapresa è errata: meglio sarebbe stato chiudere e basta.
Meglio, perchè poche migliaia di prepensionamenti sono un prezzo basso da pagare rispetto alla pakistanizzazione dei diritti ed alla dissoluzione senza riforma del Contratto Nazionale dei Metalmeccanici.
Non intesi come astrazioni, ma come somma di vite di tante persone, tutte quelle che la Sua azione, Dottor Marchionne, devasterà per effetto domino sulle classi lavoratrici più deboli.
Se la risposta, invece, è sì, vale quanto detto in precedenza ma Le suggerirei di partire dai punti di forza dei modelli esteri a cui Lei desidera far credere al Pubblico di ispirarsi.
La partecipazione delle Maestranze ai processi decisionali va associata alla banalità dei comportamenti virtuosi delle organizzazioni di successo:
vi chiediamo molto, vi diamo moltissimo.
Vi chiediamo di più, vi diamo di meno e vi facciamo pure le pernacchie è il viatico del fallimento organizzativo.
Dal punto di vista tecnologico, poi, siamo in piena desertificazione.
Dov'è l'innovazione strategica promessa?
Dal punto di vista comunicativo le cose vanno ancor peggio.
Perchè la FIAT non è in grado di giocare la carta dell'Italianità?
Ossia di proporsi come punta di lancia di un nuovo modello di made in Italy in cui si lavora molto e si guadagna a sufficienza da acquistare ciò che si produce? A partire da una casa, si intende... E, magari, con un occhio puntato alla sostenibilità ambientale della produzione?
Io, personalmente, non rincorrerei la deriva della produzione al minimo costo economico col massimo impatto ambientale associata al massimo profitto personale di breve periodo.
Non perchè è immorale:
ma perchè è suicida: ci sono ben altre organizzazioni capaci a farlo assai meglio di quello che potrebbe mai fare FIAT.
Invece, ad oggi, se dovessi acquistare un'auto, non mi farei scrupolo ad acquistarla straniera.
Eppure, un tempo, non era così.
Ma, grazie a Lei, Dottor Marchionne, acquistare una macchina cinese non è più un tabu per molti: cinesi per cinesi, poveri per poveri, insultati per insultati, depredati per depredati, almeno avremo avuto la sensazione di non aver contribuito al suo bonus milionario nè a fornirle la base di potere da cui fare quel che fa:
senza la produttività degli operai di Melfi grazie a cui FIAT ha venduto milioni di auto nessuno, in Italia,  conoscerebbe il Suo nome, scusi...
Un ultimo appunto riassuntivo.
E' l'approccio: "Se fate così e cosà io vi faccio gli investimenti" Ad essere tarato alla base.
Lei, in pubblico, afferma di non aver tenuto adeguate le infrastrutture produttive come avrebbe potuto...
Non ritengo vi sia altro da aggiungere.

mercoledì 5 gennaio 2011

Caro Marchionne, io non La contrasto, io rilancio ( parte prima )

Gentile Dottor Marchionne, 
le lettere, anche aperte, si sa, iniziano così.
Risparmio ai lettori il riassuntino delle ultime nuove a riguardo.
Prima di avanzare la mia controproposta, tuttavia, mi occorrono dei dati aggiuntivi che, in mesi di dibattito, purtroppo, non sono venuti affatto fuori:
Marchionne, infatti, Lei ci dovrebbe fare la cortesia di spiegarci un mucchio di cose.
Prima di tutto: io mica mi dimentico che la Sua fortunata attività è basata su decenni di elargizioni pubbliche. Lei parte assai avvantaggiato rispetto alla concorrenza: sarebbe cortese ringraziarmi, in quanto elargitore del Suo vantaggio.
Poi, deve spiegare come mai una Punto fatta a Melfi da operai che  paga 1200 € ( e a cui una pizza al pub costa 10 - 15 € ) costa quanto una Polo fatta in Germania da operai che di € ne prendono il doppio ed a cui un pranzo al pub con birrone costa 5 €.
Deve, inoltre spiegare a chi pensa di vendere le FIAT.
Io, di benestanti con una FIAT non ne conosco neppure uno! 
La demolizione del reddito della classe sociale dei principali clienti FIAT da Lei costantemente propugnata ed implementata è un piano suicida neppure troppo originale: succede già in Italia da quasi dieci anni ed è palese l'effetto del crollo del potere d'acquisto delle classi medie sull'economia Nazionale. Ora, Lei punta ad istituzionalizzarlo.
La Sua azione è mirata ad una strategia di breve, brevissimo termine, di profitto immediato a discapito di una catastrofe sociale: se a Torino, nella FIAT, non si può più fare una pipì ogni 4 ore, cosa crede che succederà in Calabria? 
Poi, ci deve spiegare come sia possibile vantarsi un giorno delle vendite di Grande Punto ( costruita a  Melfi ) ed il giorno dopo insultarci tutti sull'inutilità delle fabbriche italiane: a chi crede di averle vendute, le Grande Punto? Ai miliardari svizzeri?
Lei produce in tutto il mondo auto per redditi medio bassi la cui gran parte vende in Italia.
Lei sta distruggendo scientemente ogni possibilità per i Suoi clienti storici di continuare a comprare i Suoi prodotti.
Del resto, è verissimo che Lei può costruire auto ovunque o tentare di farlo senza il supporto morale di metà dei Suoi dipendenti.
E' ancor più vero che i Suoi ex clienti, intendo i precari, i cassintegrati, i disoccupati, gli sfruttati presenti e futuri, possono acquistare automobili dal miglior rapporto qualità prezzo di quelle da Lei vendute.
Non nascondiamoci dietro il dito, Dottor Marchionne:
Lei tenta disperatamente di comprimere dove può i Suoi costi. Ma sappiamo entrambi che penalizzare a riguardo la forza lavoro è un palliativo per le ragioni di cui sopra. Lei paga già pochissimo le Sue maestranze.  E' di infrastrutture decenti che Lei necessita, come il resto del paese. Ma, della cui mancanza, ha maggior responsabilità Lei, come classe dirigente, che le Sue maestranze. Che, magari, hanno una responsabilità diversa, in quanto elettori del Cavaliere o della Lega.
E' vero, siamo arrivati ad un punto critico.
E' vero, produrre in Cina ( o in Bangladesh, magari ) costa meno.
Però, dottor Marchionne, a riguardo io Le faccio due appunti distinti:
Lei può produrre al prezzo che vuole, ma, come già detto, a chi intende vendere?
E' questa la chiave del prossimo decennio: anche in Cina i salari raddoppiano. In Occidente in generale, ma nell'impoverita Italia in particolare, ora il salto logico inizia a diventare piuttosto altino e Lei, Dottor Marchionne, è filosofo. Solo per questo La scuso.
A chi pensate di vendere i vostri prodotti a basso costo?
Anche semplicemente trascurando le problematiche energetico ambientali...
Il mondo è in evoluzione quotidiana e l'equazione "Produco a basso prezzo nel Terzo Mondo per essere concorrenziale in Occidente " è già parzialmente falsa.
Inoltre, Dottor Marchionne, la Sua formazione filosofica ha lo zampino anche in questo:
Vuole imporre alle Sue maestranze i diritti dei cinesi, il salario nostrano ma ne pretende una produttività Tedesca. O Americana. Neppure in questo è chiaro.
Beh, questo si chiama "Botte piena e moglie ubriaca". Come prima, i salti logici nella realtà non funzionano. Certo, Lei può tentare lo stesso approccio del Cavaliere alla Realtà, ma, date le conseguenze, non mi sembra un gran viatico.
Eppure voleva comprare la Opel. Eppure ha comprato la Chrysler...
Non c'è niente di male nel voler aumentare la produttività. Ma, scusi, a Melfi Lei ha già un'elevata produttività specifica. Solo che la produttività complessiva degli stabilimenti Fiat mica è bassa perchè gli operai sono pigri ( ossia godono di diritti novecenteschi ), è bassa perchè Lei non riesce a vendere un sufficiente numero di FIAT da poter mantenere elevata la produzione degli stabilimenti.
Se uno stabilimento è progettato ( e pagato ) per produrre 1000 auto al giorno con 5000 operai ma ne produce 200 al giorno con 1000 operai non è mica colpa di quei mille se la produttività dello stabilimento è del 20%. Anche questa è una cosa che Lei non spiega.
Lei sta tentando di aumentare la produttività dello stabilimento in questione, in pratica, cercando di portarlo dal 20 al 25% a spese dei mille operai...
No, Dottor Marchionne.
Lei si è senz'altro fatto i Suoi calcoli, ma Le manca il punto di vista del resto del mondo.
Quello che Le suggerirebbe un'alleanza e non una guerra permanente con le maestranze.
Lei, purtroppo, rispetto alle sfide del XXI secolo per l'azienda Italia, è dolorosamente antiquato nelle intenzioni e negli strumenti.
Certo, è solo l'ultimo di un lungo coro di capitani di Titanic. Titanicitalia.


SEGUE

sabato 18 dicembre 2010

Ha preferenze tra cianuro e colpo alla tempia?

Non so perchè, ma invece di progettare ed attuare una linea, ultimamente sembra che nel PD, se ci va bene, ci venga chiesto cosa preferiamo.
Tra opzioni al ribasso.
Preferite Vendola o Di Pietro?
Preferite Di Pietro o Casini?
Preferite Casini o Rutelli?
Che ne dite se facciamo mannaggia al diavoletto con la Binetti?
E se per sconfiggere Berlusconi andassimo a braccetto pure con Fini ( quello della Legge Bossi Fini e ho detto tutto )?
Ora, non è questo uno dei famosi blog dei maggiorenti del Partito, però mi posso anche permettere di affermare che uno sta nel PD perché preferirebbe che fosse il suo leader a proporre un percorso di riforme di Sinistra tra diritti e pensiero sociale cattolico ( dato che il PD ha in se una componente geneticamente cattolica che è da valorizzarsi al massimo soprattutto nei riguardi delle forze reazionarie annidate nelle Gerarchie Ecclesiastiche tutt'ora pervicacemente allineate a sostegno di politici anticattolici nel merito ).
Io preferirei che fosse il mio segretario a proporre strategie di rottura col passato in modo da costruire anche alleanze elettorali, ma soprattutto una proposta del PD unitaria e soprattutto condivisa a tutti i livelli.
Se proprio non è possibile, ma davvero, solo allora, magari, forse, possiamo pure accettare che l'uomo di rottura sia un altro esterno al Partito.
Ma che sia un qualcuno di cui non doversi vergognare a priori.
Con il terzo polo, ente astratto di cui di concreto esiste solo la definizione, senza peso politico se non funzionale a votare contro Bondi, dato che contro The big B. o per un governicchio è insufficiente, possiamo solo accidentalmente convergere localmente in sede di voto parlamentare.
Ogni altro rapporto è peggio di un errore: è un suicidio.
Quindi: Primarie per i candidati e alleanza organica con Vendola e Di Pietro ( ma per carità, mandiamogli un commissario politico a vagliare i candidati, prima  e poi facciamogli vagliare pure i nostri...).
Possibilmente domani, dato che per ieri siamo in ritardo.

martedì 30 novembre 2010

Una Storia Semplice?



Nove mesi fa ero un tesserato del Partito Democratico che era stato anche tesserato dei DS e militante dei relativi avi. La mia azione politica, anche se non partitica, si svolgeva massicciamente e faticosamente, ma non esclusivamente, nell'Agesci. Anche se non ho fatto in tempo ad iscrivermi al PCI e ho avuto ben poco tempo per dedicarmi alla politica attiva durante l'università, ho avuto modo di partecipare, al piccolo, ma significativo, Matera Social Forum dove ho incontrato parecchi amici e dato un minimo contributo, per esempio, a scansare le scorie.

Quando, relativamente spesso, avevo modo di parlare con chi, nella politica partitica era attivamente impegnato, non riuscivo a trattenermi nel commentare amaramente il continuo decadere della Sinistra in generale, di quella materana in particolare.

Stiamo parlando di un lasso di tempo lungo quasi dieci anni, durante il quale, tuttavia, per ogni parola di insoddisfazione ce n'erano due di conforto, per ogni battuta di critica ne pronunciavo un'altra di Fiducia. Già, la Fiducia. Chi, ha fiducia nella Politica? Chi ha fiducia nei partiti? Chi ha fiducia nei Politici, vicini o lontani che siano?

Date le circostanze, ovviamente, non c'è ragione di avere Fiducia. Purtroppo, non c'è soluzione nella Sfiducia. Non credo di dover spendere parole per dimostrarlo: non esistono organizzazioni e meccanismi virtuosi basati sulla Sfiducia. La costruzione della Fiducia reciproca, pertanto, è il primo passo. Qualcuno deve iniziare a fidarsi del prossimo, non sprovvedutamente, ma ragionevolmente. Possibilmente, non qualunquemente. Ossia, costruendola anche da zero, se necessario.

Quando, ai primi di Febbraio del 2010 mi è stato proposto di candidarmi per le Comunali, ho accettato solo dopo diversi giorni di riflessione. Non è in questa sede che discuterò le motivazioni, che sono state rese pubbliche a suo tempo e, pertanto, facilmente rintracciabili in rete. Ora, assorbito l'impatto non facile con la politica partitica, è il momento di tracciare il progetto dei passi successivi.

Il Partito Democratico Materano non è mai stato, tra le vie della Città, un corpo unitario e rappresentativo, quindi non è il caso di programmare un ritorno ad antichi fasti mai esistiti. Gli sforzi ed i sacrifici fin qui profusi da tante persone, per creare un soggetto politico vitale, innovativo e produttivo non possono, però, essere semplicemente abbandonati e devono essere ulteriormente sostenuti, ma in effettiva discontinuità con le modalità che hanno portato alla situazione attuale.

Il punto di partenza è un atteggiamento di semplice lealtà e chiarezza: spesso, mi è capitato di ascoltare ragionamenti del tipo: "Bravo, c'è bisogno di giovani seri che riformino la Politica dall'interno espellendo i vecchi dinosauri ed i corrotti ". Sorrido educato e scrollo le spalle sconsolato. Ma come, mi si propone di lavorare per un nobile fine iniziando col programmare un tradimento su larga scala? Di carpire la Fiducia di chi, nel bene e nel male, nell'ottimo e nel pessimo, è dentro il meccanismo con lo scopo premeditato di sostituire un'efficienza iniqua (o un'inefficienza onesta e relative permutazioni) con una continua congiura di palazzo?

Bel piano: ricostruire la fiducia collettiva basandosi sulla disonestà intellettuale che, tra l'altro, implica accettare un'omogenea indifferenziazione tra tutte le componenti del Partito. Il che, non è. Non siamo mica tutti uguali.

E c'è chi usa certi strumenti con quotidiana disinvoltura per il proprio tornaconto e chi vi è costretto per salvaguardare una metodologia operativa efficace a rischio di estinzione. Occorre avere la pazienza di analizzare in profondità le circostanze, cosa senz'altro rara in un Paese che ormai equipara tranquillamente Camicie Nere e Partigiani solo perché morivano tutti ammazzati dal Piombo.

La funzione del rinnovamento è nell'aumentare l'efficienza del sistema, non nel rendere il conflitto generazionale il fine ultimo del sistema stesso. E il fine del sistema è la gestione ottimale della quotidianità e la costruzione di un futuro almeno passabile, date le circostanze. Urge, pertanto, una ricostruzione completa del Partito, per una serie di ragioni che riassumo con una sola parola: Sopravvivenza.

Sopravvivenza della Città strozzata nei bisogni primari e nell'assenza di prospettive lavorative.
Sopravvivenza del futuro delle nuove generazioni che a Matera è misero sinonimo di emigrazione o assistenzialismo clientelare.
Sopravvivenza dell'Ambiente il cui saccheggio e le cui devastazioni non solo mettono a rischio la salute umana ma decurtano ogni speranza di ripresa economica: tra il fango delle alluvioni, i cumuli di immondizia, le contaminazioni petrolchimiche e la desertificazione non si può immaginare uno sviluppo agricolo, turistico e persino industriale sostenibile.

Potrei proseguire per ore sulle urgenze di questa Collettività che sta perdendo ogni capacità di convivenza civile e vede sgretolarsi le tradizionali fondamenta di solidarietà che si perdono nel gorgo della neo lingua berlusconiana. Ma non è il caso.

Aggiungo un'ultima categoria di Sopravvivenza: quella del Partito Democratico.
Confido che, ormai, sia chiaro a tutti che Matera non potrà sottrarsi allo stesso destino della Puglia, di Firenze o di Milano. E le forme locali di mantenimento clientelare del consenso elettorale non sono ulteriormente sostenibili date le drammatiche circostanze economiche. Anche se, dopo aver incontrato in campagna elettorale serissimi sessantenni che mi hanno confidato di non potermi votare "perché dovevano sistemare il figlio al salottificio ( sic. )" avrei dei dubbi ...

L'autoreferenzialità di certi schemi ha portato le varie anime del PD a seguire binari retrogradi in un gioco interno a somma zero ed oggettivamente a perdere da un punto di vista globale con gravissime ripercussioni sulle realtà amministrate e sulla consistenza e la qualità del consenso elettorale. Sarebbe assurdo il solo pensare di avere in tasca ricette risolutive o di approcciarsi al problema con modalità personalistiche, le stesse che sono parte del problema. Anche se è una medicina amara e non scevra di pericolose controindicazioni, quella delle Primarie si sta dimostrando la via della forgia della nuova ed effettiva leadership della Sinistra.

Il PD ha due scelte: adeguarsi in fretta o ignorare i fatti. Nel primo caso, abbiamo qualche speranza anche a breve – medio termine, nel secondo caso, la vera traversata del Deserto, classica espressione quanto mai attuale, non è neppure cominciata.

Ormai, il tempo della fiducia in icone lontane è finito. La Sinistra è polverizzata, ci toccherà ricostruirla molecola per molecola. Per quanto, ancora, maggioranza elettorale in Basilicata, dobbiamo constatare amaramente di essere una cultura minoritaria ancor prima di una forza politica debole e divisa. Quello che propongo è un percorso difficile, scomodo, impopolare e lento di costruzione dal basso del tessuto del Partito. Assolutamente non in contrapposizione con il Partito stesso: la mia attenzione è sui problemi esterni alla compagine del Partito, lascio a più abili ed ambiziosi operatori occuparsi di scalare le vette del rinnovamento interno, nella speranza che, quando saranno in cima, esista ancora un Paese da governare.

Io propongo un dualismo di confronto continuo col territorio ed i suoi problemi associato ad adeguati ed immediati provvedimenti amministrativi.

Propongo che, con pazienza, impegno e fatica, i temi del lavoro, dell'ambiente, della gestione degli spazi giovanili, della cultura e della gestione della quotidianità di questa Città siano immediatamente affrontati da gruppi di lavoro che preparino e realizzino manifestazioni di confronto pubblico e che portino le soluzioni eventualmente individuate direttamente all'attenzione dell'Amministrazione e del consiglio comunale in cui ben dodici consiglieri sono emanazione del Partito Democratico.

Dobbiamo portare, finalmente, il Partito Democratico nella quotidianità della Città, risolvendone i problemi attraverso una pluralità di interventi, voci, punti di vista e confronti anche aspri perché aspri sono i problemi da risolvere, purché tali confronti siano pubblici e trasparenti e che, conseguentemente, permettano di portare in consiglio provvedimenti risolutivi sotto l'unica bandiera del Partito Democratico.


Coinvolgiamo le associazioni che portano da anni avanti battaglie di civiltà e sviluppo, dalla gestione del territorio a quella della Cultura, dal Volontariato Sociale fino alle più innovative esperienze di eccellenza che non mancano nella nostra Città:
da Matera 2019 alla cittadella del Cinema, dal Software Libero alle politiche per i giovani, dall'Energia Rinnovabile alle tematiche del lavoro e della cultura ( per non derivare su questioni di importanza nazionale ) esistono già nella nostra Città associazioni e competenze da coinvolgere direttamente e con cui sarebbe controproducente mettersi in concorrenza.

Eppure, alcuni fatti mi fanno davvero ben sperare. In ordine strettamente cronologico:

L'esistenza di una base di militanti, completamente trasversale alle correnti, capace di incontrarsi, discutere, confrontarsi ed essere produttiva. I lavori di questo gruppo di militanti del PD Materano proseguono e costituiscono una cellula operativa che sarà presto messa alla prova. Poi, l'elezione, finalmente, del nuovo segretario di circolo.

Simonetta Guarini si trova a dover affrontare e risolvere una gran quantità di problemi tutti gravi, tutti urgenti. La sua elezione deve rappresentare ben più di una speranza: deve essere la prima pietra per la costruzione di un meccanismo virtuoso di Fiducia che va sostenuto in pieno. Le idee si materializzano nelle azioni!

Pertanto, se le nostre idee valgono qualcosa, anzi, se vale la pena di vivere intellettualmente, è dal meccanismo Idea - Azione che si deve ripartire! Ecco perché ritengo che una possibile soluzione sia nel restare pervicacemente ancorati ai fatti, ai problemi, ai temi. Piccola nota a margine: le parole Destra e Sinistra sono importanti ed hanno un significato pratico che va ben al di là del contenuto di elenchi televisivi.

Faccio un esempio banale: Il fotovoltaico.

Mettiamo il caso che il comune di Matera disponga di 5 milioni di euro da investire in fotovoltaico. Ebbene, esiste un modo di Destra ed un modo di Sinistra di spendere lo stesso denaro. La Destra, magari, preferirà costruire una centrale solare sulla Murgia, consumando suolo ma massimizzando i profitti economici, la Sinistra, per come la comprendo io, preferirà ricoprire i tetti degli edifici pubblici di impianti più piccoli, rinunciando a parte del guadagno in funzione dell'efficienza energetica, del rispetto dell'ambiente e delle ricadute occupazionali.

Personalmente, ritengo che, seguendo quest'approccio, il Partito potrà almeno, come minimo, indirizzarsi a diventare una forza popolare e riformista, di Sinistra, credibile. La soluzione che propongo è difficile, assolutamente non brillante, ma non richiede leaders carismatici, captatio benevolentiae o grandi masse di telespettatori. Serve un po' di gente disposta a lavorare, ad incontrarsi la sera in uno scantinato, a spostar sedie, scrivere, mandare mails e soprattutto disposta ad ascoltare senza pregiudizio, con l'obiettivo, che so, di far adottare il software libero al Comune o di immaginare una gestione differente degli spazi di aggregazione comunitaria, e far ricadere un po' di Fiducia e Speranza sulla Città.

Il Secondo Principio della Termodinamica mi incoraggia: dopotutto propongo di fare tanta fatica per possibili piccoli risultati: credo che sia la via giusta.

Mi ci romperò la testa.







sabato 6 novembre 2010

Sisifo ed i Dinamitardi

Che il Partito Democratico abbia bisogno di rinascere dalle sue ceneri quanto prima è evidente, sia a livello Nazionale che Locale.
No, lasciamo perdere, così non va. Non sarebbero parole mie.
Anzi, ricominciamo da capo e cambiamo strada:
Esiste un modo di vivere, di gestire gli affetti, di pensare il lavoro, la Città, l'Economia, gli scopi dell'esistenza che è specifico, peculiare e proprio di un certo gruppo di persone. In questa casa, in questo quartiere, in questa città. In Italia. Persone che vivono secondo un insieme di valori, trasversale rispetto a quelli religiosi, un insieme che ha come nucleo fondante il rispetto della Persona e del rapporto tra Persone, visto come centro della Vita.
Queste persone, pertanto, sono probabilmente attente a certi aspetti dell'esistenza umana e vedono nella Collettività un'occasione di prosperità.
Pagano le tasse, fanno la raccolta differenziata, non parcheggiano in doppia fila, lavorano per vivere, trovano leggerezza per le proprie vite nell'impegno civile, considerano l'Arte e la Cultura strumento di emancipazione dell'anima.
Queste persone sono il mio Popolo, il Popolo della Sinistra. E non sono "La Gente".
Il mio Paese è nello stato in cui è anche perchè il Popolo della Sinistra non solo è stato troppo a lungo una minoranza divisa, ma è tuttora ostaggio di rappresentanti che, uno per uno, saranno magari delle bravissime persone, ma, che, come classe dirigente, hanno oggettivamente fallito. Dimostrazione: Silvio c'è. Non ci sarebbe se la classe dirigente del Popolo della Sinistra fosse stata degna del suo stesso popolo.
Nichi Vendola, è evidente, sta salendo a grandi passi la scala dell'ascesa ad una leadership nazionale del mio Popolo.
Sul mio profilo Facebook e sui miei blog troverete senz'altro numerosi richiami a questo leader carismatico che è un piacere ascoltare e con cui raramente sono in disaccordo. Tuttavia, appunto, Nichi Vendola, a cui non trovo, ora , altri difetti, è un leader carismatico. E, scusatemi, ma non sono entusiasmato dai leaders carismatici. Certo, mi piacerebbe tanto vederlo giurare fedeltà alla Costituzione come Premier, ma temo che per avere la forza di riformare questo Paese serva ben altro che il suo naturale carisma.
Serva un Partito del Popolo della Sinistra.
Per me, oggi, questo Partito è il Partito Democratico. 
Ma il Partito Democratico è ben lontano dall'essere il Partito del Popolo della Sinistra.
Le circostanze, a livello Nazionale ed a livello locale sono terribilmente, sinistramente, simmetriche.
A livello nazionale c'è un segretario di cui non si può che apprezzare lo sforzo di questi mesi, anche se evidentemente ancora insufficiente per dare spina dorsale al Partito. A livello locale c'è un segretario appena eletto che ha l'ingrato compito di affrontare innumerevoli questioni, tutte urgenti, tutte complesse.
Nel frattempo, come se non bastasse, imperversano i rottamatori.
Sarà per l'antipatia del termine di cossighiana memoria, queste figure mi lasciano piuttosto perplesso. Nel merito ( il PD diventerebbe davvero il Partito del Popolo se la Classe dirigente prendesse atto del fallimento degli ultimi 20 anni e se ne andasse in pensione ) io sarei anche concorde.
Ma nel metodo?
Dopo la fine della campagna elettorale delle passate elezioni comunali io ho proseguito nell'impegno mantenendomi su un sentiero di pervicace pragmatismo. Che gli innegabili guasti a cui ho dovuto assistere in questi mesi siano dovuti a quanto di cui sopra è palese, che la soluzione sia mettersi a gridare a pieni polmoni:" Che schifo, andatevene!" Mi lascia più che dubbioso.
Se non altro perchè mentre uno grida "andatevene" e l'altro risponde "ingrati", il tempo passa, il papy nazionale se la ride ed il Paese affonda.
Ecco perchè ritengo che il rinnovamento della Classe Dirigente, la costruzione effettiva del Partito del Popolo e la conseguente formazione di una forza politica complessa ma unitaria nell'intento di salvare il Paese dal collasso debba partire da ciascuno secondo le sue possibilità attraverso operazioni concrete nel senso pratico del termine.
Per esempio, io continuerò a proporre a partire dal livello comunale le tematiche del Software Libero come strumento di sviluppo economico per Matera. Continuerò, monotono e paziente a combattere perchè il Partito Democratico materano torni a Matera da Marte ( mi si perdoni la citazione ), discuta pubblicamente dei temi più gravi ed urgenti ( non mancano ) e, seduta stante, trasformi il risultato della discussione in provvedimenti concreti che i suoi dodici consiglieri dodici dovranno portare all'attenzione del governo cittadino.
Idem per l'Energia Rinnovabile, i rifiuti, gli spazi di crescita giovanile, i parchi, i Sassi, la viabilità, la Cittadella del Cinema, la Cultura, il lavoro  e tutto quello che è necessario per costruire la Sinistra attraverso azioni di governo di Sinistra.
Ecco perchè spero che la bandiera del PD inizi a sventolare sui guai, sulla monnezza, sugli ingorghi, sulle vie dei sassi ingombre di auto e cemento, sui giovani e le loro notti alcoliche, per proporre soluzioni e, dato che qui siamo governo, metterle in pratica.
Una alla volta.
E, spero, si faccia lo stesso a livelli più alti di quelli della mia campagna elettorale per una Città Differente.
Prendiamo posizione, tutti quanti. Su tutto. La differenza la faranno i risultati, altrimenti, lamentarsi di clientele, inefficienze ed occasioni sprecate è un giochino peggio che sterile, ma suicida.
Qui, un mattoncino costruttivo, c'è.